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02 – Come nasce la passione

Buongiorno e benvenuto in questo nuovo episodio di “Parola di Scrib” (ah, giusto per essere chiari, Scrib sono sempre io).
Oggi iniziamo il viaggio in quello che è stata la mia esperienza, e ti parlerò di come si sia accesa la passione per il genere a cui ho dedicato buona parte degli anni della mia produzione “letteraria”, il fantasy.

Correva l’anno… no, non ti dirò l’anno in cui è scoccata la scintilla, un po’ perché è passato tanto tempo e mi viene il magone solo a pensarci, un po’ perché non lo saprei dire esattamente.
Vabbè, dai: a grandi linee erano i primi anni ’90 e io venivo a conoscenza con quel fantastico e magnetico mondo che è Dungeons & Dragons. Ah, ora che ci penso, i manuali della prima edizione, “presi in prestito” (il virgolettato è d’obbligo) lustri fa, ora sono a casa di un altro amico: devo ricordarmi di andare a riprendermeli, qualche volta.
Ma non divaghiamo: dopo anni di onorata carriera a creare personaggi per tutto il corso delle medie e delle superiori (ti anticipo che ho sempre avuto un debole per i maghi e le altre classi che usavano più la testa dei muscoli per restare in vita nelle quest), mi sono un po’ allontanato dal classico gioco di ruolo e, passando per un breve frangente (pochi mesi) dedicato al gioco di carte di Mutant Chronicles, sono finito dritto dritto nelle fauci di Magic. Credo non ci sia nemmeno bisogno di dirlo che crea dipendenza (con sommo gaudio dei miei genitori, dei risultati scolastici e universitari e non per ultime, delle mie già esigue finanze).
La cosa positiva di questi passatempi (Magic è durato davvero parecchio… forse troppo, oserei dire) è che hanno portato, se possibile, nuova linfa nell’amore che già provavo per questo genere (il fantasy, che magari si mischiava anche un po’ con la fantascienza*) e della letteratura ad esso legata.
* piccola postilla, alla fantascienza e alla sua influenza, parlerò in un episodio successivo, così da delineare il quadro completo.

Non sto ad elencarti le letture fatte, anche perché io, per molti anni, più che leggere tante cose, rileggevo più volte le stesse, per scoprire ogni volta un dettaglio che non avevo ben colto o una sfumatura che dava più colore e profondità a una storia; tuttavia, una citazione alla saga di Dragonlance è d’obbligo, anche perché nel lontano 2001 ho avuto modo di assistere, nel corso del Festival Letteratura di Mantova, a un evento con Margaret Weis, una delle autrice e, per la cronaca, faceva da interprete un certo Valerio Massimo Manfredi, che al tempo avevo sentito nominare appena, ma di cui in seguito ho letto alcuni libri.
Mi vien da dire che lì ha iniziato a maturare dentro di me la voglia di creare un mondo dove poter essere colui che tirava le fila della storia e stupire coloro che ne entravano in contatto. Al tempo era più pensata come ambientazione per i partecipanti alle sessioni di gioco di ruolo, facendo il master, ma da lì si era evoluta anche in qualcosa di più ambizioso.

Ora ti chiederai: ma quand’è che inizi a scrivere?
A dirla tutta avevo già iniziato a farlo: per anni e anni mi ero impratichito con i background dei miei personaggi e con le storie delle campagne di D&D, partendo da mondi noti e già elaborati, ma a cui aggiungevo dettagli o varianti personalizzate.
A essere sincero, però, quando ero Dungeon Master, c’era un piccolo problema: le mie, più che indicazioni e spunti per far muovere i personaggi, erano vere e proprie sceneggiature e questo limitava un po’ la libertà d’azione e questo mi ha fatto comprendere che saper scrivere cose interessanti ed essere un buon regista in un gioco di ruolo non sono esattamente la stessa cosa… così ho optato per tornare a fare il giocatore.
E a scrivere.

Sì, perché se alla fine del liceo avevo iniziato a mettere nero su bianco le prime pagine di quello che doveva essere un romanzo di qualche tipo ancora non troppo definito o delineato, ho riciclato quell’incipit, che lasciava spazio a qualsiasi tipo di sviluppo e ho totalmente stravolto quella mezza idea che avrebbe dovuto essere, facendone un fantasy… mischiato con la realtà.
Ecco, quello è il romanzo che non ho mai finito, ancora nel cassetto perché talmente ambizioso e fuori dalla mia portata: che fosse ambizioso è dir poco, perché volevo (e voglio ancora) essere coerente tra realtà descritta e finzione fantasy che si concatenava alla storia che avevo ideato, ma oltre alla questione prettamente legata alla trama e all’intreccio, oltre che la verosimiglianza, mi sarebbe servito parecchio studio su argomenti che non conoscevo (e che non conosco tuttora) e che, fatti in maniera dilettantesca, sarebbero risultati più un disturbo, una nota stonata, più che qualcosa di rafforzativo per la narrazione in sé. Così, dopo un secondo tentativo di riprendere in mano il testo circa nove anni fa (interrotto per mille motivi e con la perdita anche di alcuni degli ultimi capitoli) da allora avevo un po’ lasciato perdere la scrittura… fino al 2017, l’anno della svolta.
Di questo 2017, però, ne parleremo la prossima volta.

Per quest’oggi è tutto, ti saluto e ti auguro una buona giornata… e grazie di avermi seguito!

62 commenti su “02 – Come nasce la passione”

                                          1. Sì, probabilmente il più longevo e famoso.
                                            Alcuni giocano, altri si limitano a collezionare le carte… e ovviamente è costoso e molto soggetto alla fortuna (di trovare quelle giuste nelle buste).

                                                      1. Mi fa davvero molto piacere: allora ancora qualche giorno e poi sarà #OnAir! 😀

                                                        PS: io ho già caricato sul portale quelli fino all’11 gennaio, ma tu non dirlo in giro! 🤫

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