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04 – Dopo la prima stesura

Buongiorno e benvenuto nel quarto episodio del podcast “Parola di Scrib”: so che a volte è difficile da accettare, ma ti garantisco che Scrib resterò io dal primo all’ultimo episodio, quindi fattene una ragione… e continua a seguirmi, perché lo so che, in fondo in fondo, ti interessa sentire quel che dico.
Oggi ti parlerò di quel che è accaduto durante la stesura e nella fase immediatamente successiva al completamento del lavoro.

Cercherò di essere molto breve per quel che riguarda la fase “produttiva” iniziale: i primi capitoli li ho scritti a fine marzo/inizio aprile 2017 e, come può accadere quando si è assaliti dal dubbio che ciò che si sta facendo possa essere interessante, oltre alla mia opinione, ho chiesto un parere esterno, a un amico che ama la lettura e da cui sapevo avrei ricevuto un feedback schietto e diretto, oltre che eventuali suggerimenti su come raddrizzare la rotta.
No, non si tratta di un esperto del settore, ma solo una persona con una spiccata sensibilità e con l’entusiasmo contagioso che mi serviva a proseguire la scrittura del romanzo: gli mandavo, man mano che li completavo, i capitoli del libro e lui, nel giro di qualche giorno, mi faceva avere sia qualche segnalazione di refuso, sia qualche consiglio per migliorare dei passaggi che magari non risultavano chiari a una persona esterna alla stesura, come può capitare.
Dare le cose per scontate è uno dei rischi più grandi che si corrono quando si crea un mondo, perché nella testa di chi l’ha ideato è tutto chiaro e lineare, ma ciò non significa che quando viene tradotto in parole questo combaci e si comprenda tutto appieno.
Aggiungo solo una nota su questa persona: lui è uno di quelli che figurano nella lista delle dediche e a lui mi sono ispirato per uno dei personaggi: mi sembrava doveroso e so che a lui ha fatto molto piacere.

Dopo una fase di scrittura/feedback che è durata per quasi tutta la produzione del romanzo, il passaggio successivo è stato: ora che l’ho scritto, che faccio? Lo pubblico?
E qui c’è stato il primo contatto con Dario Bellini, l’editore della Gilgamesh Edizioni, che più avanti sarà ospite in questo stesso podcast. Bene, anche lì altra dose d’entusiasmo, ma il suo suggerimento è stato chiaro: meglio che ci sia qualcuno di qualificato a leggere il manoscritto, in modo da pulire il testo, oltre che dai refusi (ci torneremo dopo), anche da incongruenze e problemi legati alla comprensione.
Ed è così che mi è stato suggerito un nome, una persona che già conoscevo per altri motivi, ma di cui non sapevo assolutamente nulla sotto l’aspetto dell’editing letterario: lui è Marco Viviani, lo contatto tramite i social (non avevo il suo numero) e gli chiedo se gli può interessare darmi una mano… e lui accetta e mi dice di mandargli i primi capitoli.

Passa qualche settimana, in cui l’ansia di un giudizio che avrebbe stroncato di netto quel che avevo scritto sale esponenzialmente, ma alla fine mi arriva un suo messaggio (uno scambio intenso e ampio, a dire il vero) in cui mi fa capire che la trama e lo svolgimento sono interessanti, ma… perché non fare dello “Show, don’t tell” la pietra miliare su cui basare l’intero sviluppo del libro? E mi passa anche un paio di link a un blog in cui si spiega molto accuratamente il concetto, con tanto di esempi.
Devo dire che l’idea mi piace fin da subito per due motivi: il primo è che in questo modo rendo più scorrevoli tanti periodi del testo che, lo ammetto, soffrivano di pomposità autocelebrativa; il secondo è che il mio narratore esterno può diventare da onnisciente a semplice descrittore di quel che accade.
Lo ringrazio per la dritta e mi metto sotto col lavoro.

A questo punto inizia l’opera di revisione completa del testo iniziale, che non muta quasi per nulla nei contenuti, ma lo fa nella forma: certo, mi tocca eliminare tutti i pensieri dei personaggi e i giudizi dell’autore sulle situazioni (anche solo che si dica bello o brutto, vecchio o giovane), perché lo si dovrà evincere da quel che si percepisce con uno dei sensi, oppure dovrà essere espresso tramite il parlato e le azioni di chi è nella scena. È anche per questo che, nel corso della narrazione, mi sono trovato costretto a inserire personaggi secondari utili a esplicitare alcune informazioni che, altrimenti, sarebbero rimaste nascoste al lettore, perché non “esplicitabili” attraverso lo Show, don’t tell..

Dall’idea di pubblicazione, sono tornato sui miei passi e ho fatto un lavoro decisamente più ostico, vale a dire essere obiettivo nei miei confronti e in quel che avevo scritto, depurando il testo da me stesso (nel senso di “opinionista”, passami il termine) e rendendo le pagine più facili da scorrere e fruire.
Questa fase è durata circa sette/otto mesi, vale a dire quasi il triplo del tempo che ci avevo messo alla prima stesura (ma è anche vero che avevo meno tempo a disposizione rispetto qualche mese prima).

Bene, direi che anche per oggi siamo arrivati alla fine dell’episodio: la prossima puntata verterà sul come ho gestito questa fase di revisione, su quale lavoro “puntuale” ho fatto, magari con un paio di esempi, e su come sia passato all’editing finale prima della pubblicazione.
Ci sentiamo la prossima settimana per la successiva tappa di questo viaggio: ti saluto e ti auguro una buona giornata… e grazie di avermi seguito!

42 commenti su “04 – Dopo la prima stesura”

      1. Keep Calm & Drink Coffee

        Interessantissimo!!
        Io dovrei imparare almeno il minimo sindacale di Show don’t tell, non foss’altro almeno per districare i pensieri che mi si contorcono in testa.
        Lo descrivi con semplicità ma immagino che sia stato motlo difficile.
        Chapeau.

        1. Grazie Caffeinomane! 😀
          Difficile in alcuni punti, senza dubbio, più facile in molti altri: il più è riuscire a entrare nell’ordine di idee di quel che significa e, da lì, lavorare di cesello.

          Ti dico però (come sentirai nel prossimo episodio – mi pare) che quello che ho fatto è stato un lavoro estremo… estremistico, oserei dire. Dovessi riapprocciarmi ora, sarei un po’ più soft, in certi casi! 🙂

          1. Keep Calm & Drink Coffee

            Lo credo.
            Infatti la mia più grande difficoltà è proprio rientrare nell’ORDINE di idee …
            Giustappunto con il cesello sai quante paranoie dovrei levare …
            Però trovo fantastica questa tua evoluzione da estremo a soft.

            1. Beh, dai: l’importante è divertirsi e far divertire… almeno a volte! 😉

              Comunque, come in tutte le cose, il più è iniziare, poi è in discesa, anche se non sempre la discesa è più facile della salita! 😉

                  1. No dai, ho una grande opinione di te 😂 e, considerato che io sto vivendo un calvario personale con la scrittura, non posso che ammirare la tua decisione. 😉

                            1. In Italia è uno strumento ancora poco usato, mentre nel resto del mondo (specie nei paesi anglofoni) ha già preso piede da un po’… io ci ho provato, male non fa! 🙂

                        1. Lo show don’t tell è un’arma a doppio taglio. Alcuni lo usano troppo e finiscono per scadere nell’infodump (con descrizioni infinite di vestiario, per esempio).
                          È una tecnica, e come tutte le tecniche necessita di esercizio per essere padroneggiata. Aiuta tantissimo nell’immedesimazione, quindi è molto utile da imparare, ma non tutte le storie sono fatte per lo show, don’t tell. Un po’ di tell serve sempre 😊

                          1. Sì, infatti: ora ne sono consapevole.
                            Sulla descrizione infinita, non credo di essere mai arrivato, anzi… e tra l’altro mi piace offrire piccoli pezzetti da assaporare, piuttosto che un “piatto unico” (passami il paragone) con dentro tutto e che stronca l’appetito… ma nel prossimo spiegherò più approfondiamente (spoiler) di come ho fatto questa revisione. 😉

                            Tu, poi, sei anche più esperta di me sull’argomento (nel sesto episodio parlerò proprio di editing) 😀

                        2. Ognuno ha il proprio stile e questo nasce dalle tecniche che usiamo. Purtroppo ho notato un appiattimento di diversità dato da “scrittura immersiva l’unica verità” che mi piace poco. Lo show è complicato da capire e lo so benissimo, in quanto anch’io ho faticato molto a comprenderlo, facendo errori su errori. L’ideale è studiarsi quei libri che ci piacciono e capire perché ci piacciono. E soprattutto capire perché certi libri NON ci piacciono. A volte è anche più utile. Cercherò di non perdermelo!

                          1. Hai perfettamente ragione, ma io sono un lettore bizzarro e spesso rileggo i libri che mi piacciono, perché so che ci trovo qualcosa di nuovo tutte le volte e quindi quelli che non mi sono piaciuti sono davvero pochi.

                            Comunque sì: l’esperienza fa la differenza… e anche una persona esterna affidabile non guasta.

                            Mi fa piacere che ti piaccia il “format”: io ero un po’ preoccupato all’inizio, ma ora il podcasting mi sta divertendo un sacco!

                            1. In realtà adoro che sia doppio xD che posso anche leggermelo senza bisogno di cercarmi le cuffie

                              1. Per questo tipo di episodi sì, ma nelle interviste non ci sarà il testo: sarebbe folle il lavoro da fare! 🤣

                                E visto che più avanti volevo proprio aprire un nuovo podcast dedicato all’ambientazione, pensavo di parlare più “a braccio” e inserire solo una traccia dei contenuti, quindi preparati! 😛

                            2. Lo so che ti seguo con calma, ma ahimé in questo periodo il tempo per me è proprio poco.
                              Però recupero i tuoi post volentieri!
                              Hai descritto precisamente il punto in cui mi trovo io con il romanzo. L’ho scritto e ribattuto ormai un anno fa, poi è rimasto lì a sedimentare (o fermentare? Irrancidirsi?) e l’ho ripreso in mano solo poco fa. Il fatto è che mi andava anche bene la storia ma non come l’avevo scritta… e ora ho avuto un’idea per modificare il testo (come dici tu) e renderlo un po’ più accattivante. Almeno spero. Ho due beta-reader ma non mi leggono un accidente di niente. O meglio una è tutta entusiasta tipo “Ah bellissimo tutto sempre!” e l’altro che di solito mi stronca tutto non ha ancora letto nulla… Chissà se arriverò mai alla fine.

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