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Mare claudicante

Ho deciso di scrivere questo raccontino, un po’ malinconico e beffardo, non per spirito di contraddizione, ma per mero diletto e sberleffo verso coloro che si sentono defraudati dalla vita, limitandosi a stare lì, immobili a guardare che trascorre: spero ti piaccia e trovi l’ironia e, forse, persino un insegnamento dietro questo mio raccontino.

Ah, se non si fosse capito, questo è il modo, un po’ bislacco, di farti tanti auguri di Buon Natale!

Immagine da pexels.com

La battigia spoglia era sferzata dalle onde e da raffiche di vento freddo che veniva da Est, dove le montagne imbiancate troneggiavano oltre il boschetto di pini marittimi.
Lui era lì, in piedi, fermo come una statua di sale a fissare l’andirivieni delle acque spumeggianti e respirare la salsedine che spandevano quando incontravano la loro nemesi, la spiaggia, contro cui combattevano da tempo immemore una guerra che nessuno sapeva chi avrebbe mai vinto… o forse sì.
Aveva le mani infilate nelle tasche del giaccone scuro, e il volto nascosto da una sciarpa nera, così come la cuffia ben calata sulla fronte: non si muoveva e il solo sentore che fosse vivo era dato dallo sbattere delle palpebre di tanto in tanto.
Un paio di gabbiani gli urlarono il loro disappunto, sfrecciandogli davanti, ma lui nemmeno li degnò di uno sguardo e continuava a fissare l’orizzonte, che andava colorandosi d’oro man mano che il sole si inabissava in quel liquido calderone in continuo fermento.
La campana della chiesa poco distante dal litorale rintoccò quattro volte, grave, e una con una nota più acuta: ormai dell’astro diurno stava svanendo ogni traccia, inghiottito dalle onde.
Alcuni bambini, accompagnati dai genitori, si fermarono a guardare la scena di quell’uomo fisso e impalato nei propri pensieri che sembrava sprofondare sempre più, inghiottito dalla spiaggia in cui stava, ma il Natale non aveva tempo di aspettarlo e anche l’ultimo rivolo di luce scomparve, lasciando solo le luminarie, con la loro monotona festosità.
Restò lì ancora un po’, a fissare quelle onde spumeggianti dai riflessi bluastri che ormai lambivano i suoi piedi, con le mani cacciate sempre più in profondità nelle tasche, ma la litania cullante della risacca si attenuò dietro le parole cariche di rabbia: «Dove è la sirena che mi avevi promesso?»
Si voltò e, a passo claudicante, si avviò verso la città, con i suoi odori di cibo e musica che invadevano le strade.
Alle sue spalle, irrisori, i gabbiani fecero un altro cerchio in volo, dov’era fino a poco fa e il loro grido di scherno fu scacciato da un altro suono, più possente e feroce: era una sirena, sì, ma una di quelle delle grandi navi da crociera che passavano al largo.

Alessandro Gianesini

41 commenti su “Mare claudicante”

                        1. Keep Calm & Drink Coffee

                          Non è assolutamente osare troppo!
                          Il mare per me è molto più di un sorriso.

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