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06 – E pubblicazione fu

Buongiorno e benvenuto in questo ultimo episodio… No, non è l’ultimo episodio di “Parola di Scrib”, ma l’ultimo dedicato a quello che è stato l’iter di scrittura, revisione ed editing del mio primo romanzo, “La Brigata della Speranza”.
Oggi, infatti, ti racconterò i passaggi che erano rimasti per arrivare alla pubblicazione vera e propria… e parleremo anche della copertina del libro.

Faccio subito una premessa: se ti è capitato di andare a leggere le recensioni del mio romanzo, ne troverai alcune negative legate a due questioni, l’editing e i nomi (oltre a quelle di carattere stilistico, su cui non si può certo soddisfare qualunque palato): per quanto riguarda il primo aspetto ti dirò più avanti, ma le critiche sui nomi sono state del tutto fuori luogo, perché riguardano una scelta personale che, peraltro, rifarei ancora. Ok, alcune volte posso essere stato un po’ sopra le righe, ma in generale, dal mio punto di vista, ogni elemento si sposava bene con l’ambiente in cui era inserito, perciò non mi pento.
Per l’editing, invece, che fossimo partiti col piede sbagliato avrebbe dovuto essermi chiaro fin da subito, quando ho mandato in stampa il manoscritto, producendo un malloppo con un carattere quasi incomprensibile definito da Giulia, l’editor, che preferiva il cartaceo per questioni di facilità di lettura, ha definito, appena l’ha visto, nanoscript.
Premetto una cosa: Giulia può avere sicuramente commesso degli errori nella correzione del testo, magari non individuando alcuni refusi, ma credo che l’errore più grande sia stato quello di non essere chiara su una questione, vale a dire “NON METTERE MANO AL TESTO”, cosa che io, ingenuo e alle prime armi, ho fatto… e questo ha prodotto refusi che, volente o nolente, sono parte della scrittura stessa.
Ti ricordi quando, nell’episodio precedente, ti dicevo di darti un limite alla rilettura perché altrimenti avresti cambiato il testo all’infinito? Ecco, questo è stato il caso lampante di come si può fare confusione dove invece ci dovrebbe essere ordine.

A parte questo errore di comunicazione (nessuno dei due è un professionista, né io come autore, né lei come editor) il lavoro di Giulia è stato prezioso, specie nel finale del libro, in cui mi ha fatto notare che la protagonista, Siina, era un po’ sparita e la sua presenza si perdeva nel corso degli eventi. A me, da autore, era ben chiaro che cosa stava succedendo, ma per una persona esterna, che vede il mondo creato in maniera più distaccata e critica, le cose possono apparire ben diverse, ecco perché penso che chiunque, anche se preparato e scafato nella pubblicazione, farebbe bene a trovare qualcuno di capace nel cogliere queste che possono sembrare sfumature, ma che in realtà possono fare la differenza tra un buon libro e uno mal riuscito.

Una volta completata la revisione con i suggerimenti che mi ha dato (sotto forma di appunti su un file word – l’ultima parola spettava a me, chiaramente) ho ricevuto il file definitivo, il manoscritto stampato con le correzioni in biro rossa e a quel punto dovevo solo tornare da Dario a definire gli ultimi dettagli, dal contratto all’impaginazione e quelle altre piccole cose di cui, ovviamente, si occupava lui… e la copertina.
Sì, perché io avevo già preparato una copertina creata da me (se ricordi, ti dissi che sono appassionato di fotografia e fotoritocco), ma ovviamente il risultato era parecchio dilettantistico (non sono certo un grafico) e quindi, col tempo che scorreva in vista della possibile data di uscita (fine 2018) l’editore mi ha dato il contatto con un ragazzo di Genova, Stefano D’Auria, che aveva già collaborato con la casa editrice in altre pubblicazioni… e mi ha salvato, oltre a fare un lavoro che ancora oggi mi piace ogni volta che lo guardo.

Per farla breve, le idee iniziali erano diverse e io, seguendo il suo suggerimento e la sua esperienza, sono arrivato a questo simbolo, l’Ourobotos, fulcro attorno al quale ruota l’intera vicenda narrata. E nel libro, quello che è il rosone della copertina, fa proprio parte di un tempio nella città nella quale si svolgono i fatti.
Stefano ho avuto il piacere di sentirlo in numerose occasioni e la scorsa estate di conoscerlo di persona durante alcuni giorni trascorsi a Genova (dove peraltro mi ha fatto da cicerone, davvero prezioso) ed è rimasto il mio riferimento anche per la copertina del prossimo volume, che potrai vedere (nell’evoluzione della realizzazione) su questo stesso blog.
L’ultimo step, quello della scelta del carattere, dalla dimensione al colore e della sua impaginazione sul frontespizio, me ne sono occupato personalmente, secondo le indicazioni ricevute.

Ora che c’era tutto: testo, copertina, accordo e quant’altro, Dario ha dato il via alla pubblicazione. E il giorno 8 dicembre 2018 (avevo tra le mani la mia copia già alcuni giorni prima, chiaramente) c’è stata la presentazione del romanzo “La Brigata della Speranza”.

Bene, direi che siamo arrivati alla fine di questo percorso che riguardava il mio primo libro, ma questo non significa che siamo arrivati al capolinea con “Parola di Scrib”, anzi… Ci sentiamo direttamente l’anno prossimo per un nuovo episodio di cui non ti rivelo ancora nulla.
Passa le festività di fine anno e divertiti; noi ci risentiremo più carichi che mai martedì prossimo.
Ti saluto e ti auguro una buona giornata… e di nuovo grazie di avermi seguito!

40 commenti su “06 – E pubblicazione fu”

      1. Quello dell’editor e dei refusi è un problema molto comune ^^° l’editor controlla la struttura della storia, che tutto funzioni e aiuta a limare lo stile, ma i refusi li cerca il correttore bozze.
        Non ho capito la questione dei nomi, il tuo non è mica un romanzo del genere del fantastico?

        1. Ha fatto da editor e da correttrice (esiste il femminile?) di bozze. Però, se ti consola, nel secondo libro, che vabbè, era tutt’altra cosa, non ho rifatto lo stesso errore di rimettere mano al lavoro.

          Per i nomi: sì, esatto, è un fantasy. Comunque ci sono recensioni da 1 o 2 stelle su Amazon che puntano apertamente il dito contro i nomi. Capisco che alcuni sono difficili, ma alcuni sono più che leggibili o addirittura semplici. Vabbè, fa niente, era solo un modo per dire che rifarei il 99% delle scelte a livello di nomi.

          1. Ho visto gente che si lamentava del nome “Francesca” in The Witcher, non calcolando che
            1) per un polacco è un nome esotico
            2) c’è un paese palesemente ispirato all’Italia…
            Non riesco a capire questa mania per i nomi, anche in una mia storia un giorno mi dissero: “Sembrano nomi di Eragon” e grazie, Eragon usa nomi antichi inglesi. Capisco che il mischiare i nomi faccia strano, ma anche io conosco gente italiana con nomi inglesi, tedeschi e francesi, perché un fantasy non può avere nomi “misti”?
            In realtà l’editor non potrebbe fare poi la correttrice (sì, esiste), perché conosce troppo bene il testo. Cioè, un editor può fare CB, ma non di un testo a cui ha lavorato. La mente va a correggere in automatico gli errori, specie di ciò che conosce, per questo si consiglia di riprendere il testo per la revisione solo dopo diversi mesi averlo finito, così da avere la mente un po’ più fresca. Io ora sto facendo CB usando anche il sintetizzatore, per esempio.

            1. Sì, so che ci sono fino a 4 livello di fase di editing, ognuno che si focalizza su uno specifico elemento, ma le piccole case editrici o un autore alle prime armi deve un po’ arrangiarsi… e di qui qualche cosa si “tira dietro” sempre, credo.
              Comunque mi stai dando un sacco di informazioni (e anche di conferme) e quindi ti ringrazio molto per questa cosa! 🙂

              1. Di nulla. Sì, una piccola CE si deve arrangiare, non dico che debba assegnare 2 editor e 4 correttori a un singolo autore, ma almeno 1 e 1 dovrebbe xD la master ci dissero che, normalmente, c’è un solo giro di editing (per me l’ideale sarebbero due) e tre giri di CB, ma ovviamente prende tempo. E il primo giro secondo me viene fatto un po’ male… In sostanza viene mandato al grafico che impagina, cb (controlla anche errori di impaginazione), grafico corregge e così via… Non capisco perché il primo giro non venga fatto su word, così che almeno refusi li tolga il correttore già al primo giro

                1. Eh, magari fosse così semplice… a volte Word non li vede o, se li vede, fa finta di niente! 🤣
                  E tieni conto che il primo romanzo erano comunque più di 1 milone di battute, quindi c’era ampio margine per lasciare indietro qualcosa. 🙂

                  1. No, intendevo dire che il primo giro di correzione bozze, sarebbe più utile farlo fare dando il word al corrette e impaginando dopo. Così si evita il primo: ti do il pdf che devi stampare, scriverci sopra i vari simboli della CB, restituirlo, e poi ti torna quello corretto.

                                1. Quante complicazioni prima della pubblicazione di un romanzo. Io ho pubblicato solo alcuni racconti: l’editing l’ho fatto fare a una mia amica e la correzione dei refusi da mio foglio Mattia.
                                  Quelle centinaia di migliaia di battute che tengo ben nascoste nel cassetto, penso che non ne verranno mai fuori 😘😯

                                              1. Mi chiedevo perché avevi cambiato il blog e poi non pubblicavi niente, ma ero io che in qualche modo mi ero sfollowerato. Un commento riassuntivo: pensavo che in effetti la tecnica del mostrare senza dire va bene ma non sempre, pensa riscrivere con questa tecnica “Bartleby lo scrivano”. Per i refusi ci vuole un altro paio di occhi, ché a volte leggi una cosa tante volte e ti accorgi di un errore troppo tardi. E poi il refuso già è antipatico in sé, poi ci sono sempre in agguato a farlo passare per errore grave e sintomo di ignoranza o altro i sapientoni, i gialappoidi, quelli che usano la conoscenza del congiuntivo come strumento di discriminazione sociale. Un’ultima nota personale soggettiva e opinabile: il font del blog a me è un po’ ostico, ieri sono stato tentato di copiare il testo in word e tradurlo in altro font.
                                                Buon anno.

                                                1. A quanto pare WP su certe cose non cambia: anche io mi sono accorto che non ti seguivo più e quindi, quando ho visto che mi è arrivato il tuo like stamattina mi sono reso conto di essermi perso qualcosa per strada: vedrò di recuperare.

                                                  Allora, per quanto riguara lo show, don’t tell concordo sul fatto che non tutto si può scrivere con quello stile, chiaro, però in alcuni casi può risultare stimolante per lo scrivente e coinvolgente per il leggente. Che poi non sappia esattamente quando la condizione perfetta si verifichi, è un altro paio di maniche! 🤣

                                                  Sull’editing (o sulla correzione bozze, come pare sia più corretto dire) non c’è dubbio: il fatto stesso di leggere su carta dicono permetta all’occhio una maggiore attenzione che non farlo a schermo.

                                                  Sul font, magari provo a vedere qualcosa di più soft a livello visivo, ma vorrei comunque tenere uno scrittura corsiva più affine al “soggetto” del blog… ma sta tranquillo: presto smetterò di “sbobinare” i podcast, così ti/vi tocca ascoltare il contenuto dalla mia roboante voce! 😝

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