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08 – Massaggi d’Amore

Buongiorno e benvenuto in questo nuovo episodio di “Parola di Scrib”.
Oggi è il gran giorno in cui ascolterai un mio racconto, una sorta di prova per un futuro progetto di Audible: vediamo come sarà. Non voglio farti perdere ulteriore tempo, perciò ti lascio all’ascolto del testo.


Lei era Lì, faceva la cinese da quando era bambina. In realtà il suo vero nome era Rì, ma essendo affetta da una grave forma di rotacismo, non era mai stata in grado di rispondere alla domanda “come ti chiami”. A voler essere pignoli, a quella domanda rispondeva benissimo, ma andava in difficoltà quando le chiedevano qual era il suo nome, ma non divaghiamo.
In quanto faceva la cinese ed era immigrata in Italia, lavorava come massaggiatrice in un centro massaggi, poiché nei calzifici c’era crisi quel giorno in cui aveva presentato domanda.
Ora, al tempo della pandemia, il suo luogo di lavoro aveva chiuso i battenti… o le battenti, secondo alcune pronunce, ma Lì si arrangiava a tenere duro con certi lavoretti sottobanco; anche prima si arrangiava a tener duro, ma li chiamava in altra maniera, visto che avevano un finale felice.

Lui era Marco, ha fatto il cinese per qualche anno, ma poi si è stancato e ha messo su un food truck; tutti quelli che andavano a mangiarsi un panino da lui, però, dicevano che andavano dal cinese, con sommo sconforto di Marco, che pensava di aver chiuso con questa storia.

Marco e Lì erano innamorati: in realtà Marco amava Lì, ma Lì amava Marco… e Luca… e Carlo… e anche Stefano. Sì, per Stefano provava un grande affetto, per via delle mance che le lasciava, o almeno così lei credeva.
Stefano, infatti, quando usciva dopo il massaggio con il finale felice, lasciava i soldi sul lettino e diceva tutto sorridente “Eccoli lì”, ma Lì, ingenua e infatuata, capiva sempre “Eccoli, Lì”.
Ma torniamo a Marco, innamorato di Lì da quando le sue mani lo avevano sfiorato, dapprima qui, poi là e infine proprio lì, ed era proprio Lì.
Ora i due non si vedevano più da settimane, perché per paura del governo cinese, avevano imparato che durante la pandemia si sta a casa e mentre lui contava i soldi fatti nei tempi d’oro, lei se ne stava lì a casa sua con i suoi fratelli, Luca e Carlo, che erano ricchi di famiglia, perché erano maschi e avrebbero ereditato il calzificio in cui Lì non era stata assunta perché quel giorno c’era crisi.
I giorni passavano e l’amore di Marco cresceva, almeno di pari passo col dolore da tunnel carpale di Lì.

Ma il governo, quello italiano, non quello cinese, alla fine decretò la Fase 2 e Lì, che aveva finito i guanti in lattice per dare una mano ai fratelli Luca e Carlo, aveva voglia di cambiare aria, visto che per paura del virus non avevano neanche aperto le finestre di casa.
Marco e Lì si incontrarono al supermercato e lui non ci pensò su due volte “Lì, mi vuoi sposare?” inginocchiato nella corsia prodotti per la casa, con in mano l’anello trovato nell’uovo di Pasqua, che portava sempre con sé.
“Io no amale Malco” rispose lei, ma poi aggiunse, con un sorriso sornione “ma fale amole lungo lungo” tossì un paio di volte “Io fale tutto tu vuoi”.
“Tutto tutto?” lei annuì e lui sorrise estasiato.

Si sposarono alla cassa 3, con guanti, mascherina e stando a un metro e mezzo di distanza; la gente in coda per entrare applaudì.
Compilarono l’autocertificazione e lei, dopo aver portato a casa la spesa e salutato con un gesto collaudato della mano i suoi fratelli, si trasferì da Marco, nel suo food truck.

Una notte lei si svegliò di soprassalto e lo trovò che faceva ordine tra le sue carte; c’era anche il suo passaporto e lei lo guardò: Marco aveva cittadinanza italiana e americana.
Marco morì quella notte, sgozzato come un maiale.
Lì faceva la cinese, ma era una Viet Cong.


Ecco qui: spero ti sia divertito e ti abbia lasciato un buon sapore in bocca questa mia storia che ho letto per te. So che è un racconto molto particolare, uno scritto fuori dagli standard rispetto al mio genere e al mio modo di scrivere fino ad allora, però a me piace rileggerlo di tanto in tanto perché ha quel sapore di inusuale.

Ti lascio solo un paio di indicazioni sui contenuti: ci sono dei riferimenti a Full Metal Jacket, in particolare per la scena in cui Joker e un suo commilitone sono in Vietnam e parlano con un prostituta per vedere se riescono a passare qualche ora di svago. Questa è l’ispirazione per la scena finale, ma ci sono altri riferimenti nel testo.
Mi pare di aver detto praticamente tutto: se qualche dubbio o curiosità su quel che è stato scritto e come è stato scritto, chiedi pure. Credo che ascolterai altri racconti letti, per impratichirmi un po’ e per evitarti la lagna del racconto della mia vita.

Detto ciò, ti saluto, ti auguro una buona giornata e grazie per avermi seguito!

39 commenti su “08 – Massaggi d’Amore”

          1. Come “promesso” l’ho copiato e tradotto in altro font. Divertenti tutti i giochi, non escludo che qualcuno mi sia pure sfuggito, esci più spesso fuori dagli standard.

          2. grazie! una bella ironia! e che bella voce! il finale non avrei fatto di una viet cong un’assasina..che quelli mi stavano simpatici..sai il periodo vissuto mio che ero contro gli americani invasori..però con l’ironia e letto tornando al passato ci sta…buona serata Alessandro..che già è buio!

                        1. bella e originale, un po’ “amarina” nel finale ma è il bello della storia. Mi piace molto questo tuo modo di raccontarci le cose.. Grazie per la tua pazienza e per la tua dedizione 🙂 Buon pomeriggio Alessandro 🙂
                          p.s. c’è un “diverto” al posto di “divertito”, lo so che è un refuso senza importanza, ma così ti faccio vedere che sono stata attenta 🙂

                          1. Grazie Ali! 🙂
                            Il finale non è amaro, ma crudo… anche un po’ al sangue oserei dire! 😛
                            Detto ciò, quale pazienza e dedizione? C’era solo divertimento! 😉

                            PS: corretto il refuso, grazie per la segnalazione. 😀

                          1. Grazie mille, Massimo! 🙂
                            E’ stato proprio un “assemblaggio” di tante influenze questo racconto e mi piace che si colgano i riferimenti e le citazioni.

                            Lo ammetto: è stata pura ispirazione! 🙂

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