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Sa(n)remo

E ora, diamo uno sguardo insieme alla seconda puntata del festival della canzone ita… ah, no!
Niente di tutto ciò.

Immagine da pexels.com

Cos’è sa(n)remo? Cosa saremo?
È l’aspirazione, il fine, la destinazione ultima che ci attende tutti, anche coloro che sono convinti che ci siano altre strade per andare altrove; persino per quanti se ne sbattono altamente le palle e fingono (perché dentro di sé sanno, o saprebbero, se ci guardassero) che non ci si arriverà mai.

Ebbene, non sarò io a dirti cosa fare, come indirizzarti, qual è il percorso da seguire. E se ti fosse sorto il dubbio, non sto affatto parlano della morte: no, niente di tutto ciò. O almeno, non è quella la destinazione finale a cui mi riferisco.

È giunto il momento di fare silenzio, di smettere di parlare per sentire la propria voce e tenerla invece dentro di sé, guardala negli occhi e sfidarla: sei vera? Sei quella che sei o quella che vogliono che tu sia?
Non sarà facile, non sarà immediato… non è detto nemmeno che si riesca a instaurare un dialogo, perché quel che c’è dentro (o dietro) a volte vuol prendere il sopravvento e se ne frega di quello che sta fuori, quando invece è una cosa unica, legata a corda doppia, pur fingendo che siano cose differenti.

È giunto il momento di divenire da siamo a saremo. Siamo stati è lì, che ci guarda sconsolato, blandendo il nostro siamo con parole piene di buonsenso, ma che non fa altro che staccarci dal vero per incatenarci a qualcosa di falso: se così non fosse, avremmo già spiccato il volo, staremmo… saremmo saremo. E la destinazione sarebbe raggiunta, perché nessuno sarebbe rimasto indietro, saremmo tutti lì, pronti a fare l’ultimo passo, uniti non perché ci si tiene mano nella mano, ma perché è la cosa giusta da fare, l’unica strada da percorrere.

Magari, per te, non ha molto senso quel che ho scritto: non importa, le parole, riflesso sbiadito di simboli più grandi e possenti, faranno il loro dovere iniziando a far scricchiolare e, pian piano, a demolire il siamo che c’è in noi, magari ponendo dubbi anche sul siamo stati, che ci appare sempre sotto una luce diversa dopo che l’abbiamo lasciato indietro.

Se invece hai compreso anche tu che sto dicendo il vero e che dietro i silenzi ci sono una moltitudine di parole più grandi da andare a ricercare, allora ti aspetto lungo la strada, perché in fondo, anche se non l’ho ancora percorsa, ho capito che c’è e che brilla sotto il lercio che ci hanno… che ci abbiamo buttato sopra per nasconderla in tutti i modi. Io voglio andare avanti, ma non posso aspettare chi mai verrà o cercare di trascinare quanti si sono fermati a guardare indietro, di lato o altrove, anziché nella giusta direzione.
Verrà anche il loro momento, ma non sta a me decidere quando sarà, questo l’ho compreso: in fondo, siamo soli nella moltitudine, specie se la moltitudine si muove con i paraocchi che qualcuno ci ha messo. O fatto credere che era la cosa giusta da indossare per andare avanti, senza capire che il davanti è altrove.

E poi, ne sono convinto, è come quando stai troppo tempo sott’acqua, in apnea e sai che c’è qualcosa di più, oltre: la luce e le bolle ti indicheranno di certo qual è la destinazione che ti farà respirare e vivere.


Il silenzio è solo il primo passo, ma non posso essere io a importelo: datti questa possibilità, ne sarò compiaciuto.

30 commenti su “Sa(n)remo”

  1. Keep Calm & Drink Coffee

    Uno stratosferico GRAZIE.
    Leggere riflessioni come la tua, non solo indica le bolle e la luce, ma dona respiro.

                    1. Sono le cose migliori per distrarti dal silenzio e dalle cose che contano, spesso e volentieri.
                      Non voglio demonizzare quelle situazioni, sia chiaro, ma se diventano una zona di confort in cui ci si sente protetti, allora meglio rendersene conto in fretta! 🙂

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