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13 – Petrarca

Buongiorno e benvenuto in questo nuovo episodio di “Parola di Scrib”. Oggi ti parlerò del mio primo racconto degno di tal nome, una vera e propria svolta a livello di genere letterario, che mi ha indotto a sperimentare un nuovo genere di strada che mai avrei pensato di percorrere fino ad allora.

Partiamo col dire che, a differenza di quanto mi accade quando approccio la stesura di un romanzo, alle prese con la scrittura un racconto non è detto che sappia come la cosa va a finire la storia, anzi: il più delle volte ho solo un’idea di come sono i personaggi e di com’è l’ambiente (o l’ambientazione) in cui sono inseriti, mentre della trama, spesso e volentieri, ho chiaro e definito solo l’incipit, la situazione da cui si sviluppa la vicenda.
Personalmente trovo questa possibilità davvero stimolante e, in questo genere di narrazione, mi è permesso gestire la storia man mano che si evolve, senza per forza precostruire qualcosa di definito; per un romanzo, invece, serve più struttura e pianificazione rispetto al racconto, questo è fuor di dubbio.

Ma torniamo a “Petrarca”, il cui nome prende spunto dalla citazione iniziale di uno dei sonetti del celebre poeta: forse non ti stupirà sapere che doveva essere un racconto scritto a quattro mani, ma la socia che avrebbe dovuto supportarmi e collaborare si è tirata indietro (se e quando la intervisterò, magari, ci spiegherà più dettagliatamente i motivi) e quindi è rimasto su di me l’onere di portare avanti la narrazione in solitaria.
E quando dico portare avanti, non è certo nel senso letterale del termine, perché, oltre ad essermi immedesimato nei panni del protagonista (Andrea Giorgi), ho dovuto anche interpretare la parte di Alice Quintana (non so se ci sono riuscito sempre a dovere, però ci ho provato).
E perché dico non nel senso letterale a proposito dell’“andare avanti”? Perché le varie parti di cui è composta ognuna delle tre fasi del racconto (più avanti ti spiegherò meglio cosa intendo) è suddivisa in più capitoletti che non sono necessariamente in ordine cronologico, un espediente che non avevo mai utilizzato, ma che credo abbia reso ancor più stimolante sia la narrazione, sia la lettura, in modo da “costringere” a ricostruire il puzzle della storia con i vari episodi sparsi qua e là nel tempo, non casualmente, ma per creare un effetto sorpresa, magari partendo da informazioni già note.
Per quanto riguarda le tre macro-parti di cui è costituito il racconto, invece, sono state scritte in tempi differenti e si concludono (almeno le prime due) un finale interlocutorio, aperto… o, quanto meno, non esattamente scontato, così da permettere il nuovo incipit della successiva fase, che, nel momento in cui ero arrivato a quella parte, mi era già piuttosto chiaro nella mente, sebbene tra la stesura della prima e dell’ultima porzione del racconto sia intercorso quasi un anno.

Un fattore significativo di questo racconto è che è sufficientemente lungo da permettere una piccola evoluzione dei personaggi tra quelli che avevamo conosciuto nelle prime pagine a quelli che ci siamo trovati di fronte a fine narrazione, ma è ben poca cosa rispetto a quello che si può sviluppare nel corso di un intero romanzo; d’altro canto, con un racconto c’è, come già detto, una maggiore libertà d’azione, la pianificazione può essere anche solo marginale e ci si può lasciare trasportare dalle parole e da quello che i personaggi vogliono: non fraintendere le mie parole, perché questo capita anche nel romanzo, ma in quel contesto le digressioni o i “colpi di testa” sono comunque marginali ai fini della storia principale, mentre qui, in un racconto, possono essere l’essenza stessa dello scritto, che si sviluppa sulle sensazioni e sulle svolte degli eventi.
Non credo di avere una predilezione per l’uno o per l’altro tipo di scrittura: entrambi hanno caratteristiche proprie che li rendono migliori o peggiori per determinate situazioni e molto spesso dipende dal contesto che si vuole ricreare, dalla storia o anche dalla possibilità di poter gestire il tempo che va fatta la scelta su quale tipo di approccio narrativo concentrarsi.

Tornando al racconto “Petrarca”, questo, come già anticipato, si sviluppa in tre fasi consecutive temporalmente, ma in ognuna di esse c’è un andirivieni nella cronologia della storia, tale da tenere (o almeno provare a tenere) il lettore attaccato alle pagine. E nei sei capitoletti in cui è composta ogni macro-parte, c’è l’alternanza dei punti di vista di lui (Andrea) e lei (Alice) in modo da avere una visione a tutto tondo di quel che accade e di come viene vissuta e interpretata… o quello era il mio intento, sperando di esserci vagamente riuscito.
Ti racconto quest’ultima cosa, poi mi taccio: se nel romanzo “La Brigata della Speranza” mi ero già buttato con un paio di scene di sesso, qui ho voluto proprio iniziare da quello, facendone il motore, il punto d’inizio dell’intera storia (non dico oltre per non spoilerare troppo a chi non l’ha letto) e che poi ha tracciato la linea verso cui si sarebbe sviluppata tutta la vicenda nel rapporto tra i due protagonisti.
Può essere che tra qualche episodio di questo podcast torni su questo racconto e vi legga anche un brano (magari proprio l’inizio), in modo che tu capisca anche al meglio come io l’ho vissuto e quanto ci sono affezionato (credo si colga sia leggendolo, sia sentendomi parlarne) e spero che quel che ha fatto tanto divertire me nella stesura possa essere ugualmente percepito da te, lettore, che magari ti approcci con un po’ più di distacco a quelle pagine.

Va bene, dai: credo di aver detto parecchio, ma, come ho detto prima, mi lascio qualche aneddoto o dietro le quinte e tornerò su questo racconto, che è stato un vero e proprio punto di svolta nel mio modo di scrivere e di intendere la scrittura stessa.
Grazie di avermi seguito anche nella tappa odierna di “Parola di Scrib” e ci risentiamo presto per un altro episodio, magari un’altra intervista? Chissà…

59 commenti su “13 – Petrarca”

    1. Ah, ok… Nessun problema a farmi due risate. Ma anche 3, 4, 5… Il problema, spesso, è fermarmi! 😛

      Comunque, se non erro, hai pubblicato qualcosa anche tu, giusto? Quindi non escludo, in futuro, un’intervista! 🤟🏻😜

                                    1. E’ una cosa che ho visto applicare in un paio di libri di un’altra blogger e questo mi ha fatto subito scattare la scintilla: due campane sono sempre meglio di una e, anche se non suonano esattamente all’unisono, danno un sentore di completezza. 🙂

                                        1. Il problema è essere capaci di calarsi in due personaggi tanto diversi e riuscire a farlo bene… E non hai mai la certezza di riuscirci, quando intraprendi quella strada. 🙂

                                            1. Non necessariamente: a volte non conosciamo bene nemmeno noi stessi, no?
                                              Basta avere ben chiaro cosa è verosimile e cosa potrebbe volere il personaggio in quel momento: il resto è tutto di guadagnato. 😉

                                              1. Ti spiego brevemente: era solo uno screenshot di due news una a fianco dell’altra: una che diceva che il bambino caduto nel pozzo era vivo, l’altra che era morto. Era una cinica riflessione su come anche nelle tragedie non si riesca a trovare un punto d’incontro sulla verità… e una delle due lo doveva essere per forza (sfortunatamente quella in cui il piccolo è morto).

                                                1. Io ho sentito una mezza notizia in cui il giornalista, preoccupato di fare un servizio lirico-poetico, non faceva capire com’era finita.

                                              2. Keep Calm & Drink Coffee

                                                Molto molto interessante!
                                                Che sia la volta che riesco a concludere che Petrarca piace anche a me come agli altri!

                                                      1. Scelta di narrazione mokto coraggiisa 3 ingegnosa credo, il calarsi contemporaneamente in due personaggi diversi e allo etesso tempo opposti. Come scrittore in realtà non ti conosco e m’incu4iosisci sotto questo aspetto, devo iniziare a leggere il tuo libro a queti punti sono davvero curiosa!!!

                                                          1. Mettiti cammino perchè ho dei tempi lunghi nel leggere un libro, l’unico momento sarebbe la sera ma solitamente mi metto a leggere il reader e addio aprire il libro, mi rimane davce4omp8co tempo prima di cadere nelle braccia di Morfeo 😌

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