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15 – Ancora su Petrarca

Buongiorno e benvenuto in questo nuovo episodio di “Parola di Scrib”. Oggi, dopo l’intervista della scorsa settimana, torniamo a parlare di “Petrarca”, una delle storie presenti nella mia prima raccolta di racconti intitolata “Relazioni Pericolose – Amori e altri disastri” (che ti ricordo puoi trovare moltissimi store online sia in versione ebook, sia cartacea, magari proprio iniziando a cercare da QUI!).

Come ti dissi nell’episodio 13, il racconto (che forse inizialmente aveva persino velleità di diventare un romanzo) era nato con l’intenzione di essere scritto a quattro mani, ma la cosa è stata subito smorzata daln netto rifiuto della controparte e quindi mi sono cimentato da solo partendo dal doppio spunto: i primi versi del “Solo et pensoso” e la situazione in medias res, anzi, forse proprio a fatto compiuto. E mi riferisco, nello specifico, a quanto accade nella prima “terzina” per restare sulla terminologia poetica.
Ci troviamo di fronte a questi due personaggi che interagiscono, con proprie idee, considerazioni, riflessioni, e per questo motivo la storia diviene arzigogolata se si considerano i differenti punti di vista e prospettive. Ecco appunto che le quattro mani restano tali, almeno nella “forma” e scelgo di adottare il punto di vista di uno o dell’altro nei capitoletti che compongono il racconto, alternando le fasi temporali per riuscire, alla fine, a ricostruire l’intera vicenda narrata.

Non voglio indugiare oltre e quindi ti propongo uno tralcio del brano iniziale in cui siamo nei panni di Andrea Giorgi:


Sabato 12: il risveglio

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
[…]
Cazzo, i carabinieri: e ora che faccio?
Nessuna pianta, nessuna stradina, cosa mi è saltato in mente? Ok, mi giro e faccio finta di niente. Merda! Mi hanno visto…

La luce del mattino entra dalla tapparella rimasta aperta e mi trafigge le palpebre; mi giro dall’altra par-te, ma la mia faccia finisce nei suoi capelli biondi: hanno un buon profumo e io me ne riempio i polmoni.
«Ehi, che c’è?» ha la voce impastata e si dimena un po’.
«Niente, sta’ tranquilla» la bacio dietro l’orecchio e mi alzo. «Tu continua pure a dormire» anch’io ho la bocca impastata, e la bottiglietta d’acqua sul comodino è vuota.
Che razza di sogno era? Petrarca? La quarantena?
Vado in bagno e mi lavo la faccia. E perché l’ho fatto? Perché l’ho baciata? Nemmeno ricordo il suo nome…
Mi stiracchio e mi metto a pisciare, sbirciando fuori dalla finestra: è sabato ed è l’alba, praticamente. Che cazzo ci faccio già in piedi? «Alice!» sorrido trionfalmente; lo scrollo e lo rimetto nei boxer. Sì, il nome è quello… forse.
Mi lavo le mani e vado in cucina. Accendo la macchinetta e mi faccio un caffè: c’è la sua borsetta sul divano. Mi guardo intorno come se fossi un ladro, ma alla fine ci guardo dentro: telefono, agendina, chiavi della macchina. Ecco, il portafoglio!
Come fa a starci tutta ‘sta roba in una borsetta così piccola? C’è pure la mia cravatta, ma se la tolgo, poi, se ne accorge che ci ho guardato dentro e magari mi fa una scenata. Fa niente: se la tiene, me ne comprerò un’altra.
La carta d’identità conferma: Alice. Alice Quintana: ma che razza di cognome è?
Rimetto tutto com’era e torno in camera da letto.


La parte iniziale è il sogno che il protagonista fa poco prima di svegliarsi (e, te lo dico, la dimensione onirica nei miei scritti non è così inusuale trovarla) e fa riferimento all’epoca della pandemia: questo brano è stato scritto nell’estate del 2020, ma fa riferimento a qualche anno successivo, non meglio precisato.

Ora, senza svelare la parte successiva e succosa del primo capitolo (sono perfido, lo so!) passiamo al passo successivo, in cui c’è un’Alice Quintana in attesa dell’arrivo del suo cavaliere, tale Andrea Giorgi: ne hai sentito parlare?
Vediamo che succede…


Venerdì 11: la cena

Dove sei finito, Andrea? Non è che mi dai buca, vero?
Sono qui da quasi un’ora e ho già bevuto due bicchieri di prosecco: il barista, quando non fa battute per provarci, mi guarda le tette; continuo a ridere come un’oca, ma sento che il vino sta facendo effetto.
E tu non arrivi: dove sei? Ti ho anche mandato un messaggio, ma non l’hai ancora letto. Ora ti chiamo…
«Ehi, ciao!» mi prende per le spalle e mi bacia sulle guance «Scusa per il ritardo, ma l’ultimo cliente…» sì, l’ultimo cliente, certo… Non lo ascolto nemmeno, mi sta dicendo qualcosa sul farsi una doccia, ma non riesco a smettere di fissare quel suo bel faccino, la barbetta incolta e gli occhi: come si fa a non perdersi in quel verde? «Che dici, andiamo?»
«Come, scusa?» sbatto le palpebre e deglutisco.
Mi si avvicina e me lo ripete all’orecchio: «Ho chiesto se vogliamo andare. Tutto a posto, tesoro?».
Annuisco e mi schiarisco la voce: «Ce… certo» continuo a far cenno di sì, mentre cerco nel portafoglio i dieci euro: il barista li prende, lascia il resto e saluta, ma si vede che gli girano le palle. Cosa credeva? Che fossi lì per lui?
«Hai bevuto qualcosa, intanto che aspettavi?» mi cinge i fianchi e mi scorta all’uscita «Se vuoi guido io…» continuo ad annuire. Avrò le guance rosse da far spavento: perché ho bevuto? Farò la figura dell’idiota e non lo rivedrò più, ci scommetto. Lui però spinge la porta del bar e mi fa passare. Io, intanto, traffico ancora con la borsetta in cerca delle chiavi.
«Tieni…» gli sfioro la mano e lui mi sorride, iniziando a premere il pulsante d’apertura. Le frecce lampeggiano, si sente il bip della chiusura centralizzata e ci dirigiamo verso l’auto. Anche se si è tolto la cravatta, che gli spunta dalla tasca della giacca, è elegante in quel completo blu.
«Prego, prima le signore…» mi apre la portiera e attende di fianco, ma non stacca gli occhi dalle mie gambe: bene! Soldi ben spesi, quelli dall’estetista. Sale anche lui e sistema sedile e specchietto: «Era per le otto, giusto?» allunga il braccio verso di me e sussulto, ma si sta solo appoggiando al sedile per fare la retromarcia e uscire dal parcheggio.
«Sì, avevi detto alle otto, otto e un quarto…» mi metto la cintura e lo guardo: «Siamo in ritardo?».
«No, sta’ tranquilla: conosco una scorciatoia per evitare il traffico» mi guarda e ammicca. «Scusa per la macchina, ma la mia mi ha lasciato a piedi col motorino d’avviamento» scrolla le spalle e inclina il busto verso di me, con una mano sulla leva del cambio e l’altra sul volante. «Sei mai stata al Belvedere?»
Io scuoto la testa: «No, mai stata» mi guardo la gonna nera. «Dici che il vestito va bene…»
«Non te l’ho ancora detto che sei bellissima? Allora sono proprio un maleducato» mi rimira da capo a piedi e io abbasso subito la testa. «Ehi! Che succede, tesoro?» mi prende la mano e se la porta alla bocca. «Non mordo mica! Non subito, almeno…» e si porta le mie dita alla bocca, fingendo di addentarle.
«È che…» non ho più salivazione e fatico a deglutire «Niente, sono solo contenta di uscire a cena con te» ritiro la mano e gli prendo la cravatta che fa capolino della giacca. «Se vuoi, questa, te la tengo io.»
Mi fa cenno di sì, tornando a guardare la strada: «Grazie, me n’ero scordato: meglio che in tasca, sicuro».


Ecco, questo è solo per darti un piccolo esempio. E comunque, se ti è venuta voglia di leggerlo e comprare il libro, mica mi offendo, eh!

Ora che ti ho messo la pulce nell’orecchio, ti lascio pensarci su e ti saluto: noi ci ritroviamo tra una settimana per un nuovo episodio e, te lo anticipo già, sarà un’intervista con una scrittrice molto prolifica e molto nota dalle parti di wordpress…
Ciao e a presto.

28 commenti su “15 – Ancora su Petrarca”

                1. Yeeeee! 🎉🎊

                  La musichetta c’è nel podcast, ma poi, se farò un audiolibro, non ci sarà.
                  E comunque nel nuovo progetto è stata “riprogettata” in modo da non creare disturbo all’ascolto.
                  Detto ciò, nessuno mi aveva mai detto che parlo velocissimo, anzi: spesso mi dicono che si addormentano nell’ascoltarmo! 😅

                  No, nessun tempo massimo. Cioè, ci sono dei limiti sul totale di ore caricabili, in base al pacchetto dove sono hostati i podcast…

                  Comunque sì, tieni conto che è un podcast molto dilettantistico sotto molti punti di vista, ma che sto lavorando per migliorare la situazione! 😉

                  1. Considera che io non ascolto audiolibri o podcast, quindi la mia percezione è diversa. Comunque leggerò il libro…noi anziani non siamo abituati a queste robe tecnologiche!🤣

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