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The Walking Dead

Immagine da pexels.com

No, non sarà una recensione della famosa serie TV che è andata (e mi pare di aver capito che stia tuttora andando) in onda: nulla di tutto ciò. Per la cronaca, qualche stagione l’ho pure vista, ma poi mi sono anche un po’ stancato…
Devi appunto sapere che, stamattina, quando ho acceso la luce, ho avuto un’illuminazione: il buio s’è diradato, le ombre si sono fatte più intense, ma le cose hanno iniziato a prendere contorni più chiari e definiti (sono melodrammatico? Un po’…).
Beh, comunque veniamo al sodo, alla ciccia… e non quella che ho nel girovita e che farebbe tanto felici gli zombie posticci della fiction.
Purtroppo, The Walking Dead è una vera e propria metafora della realtà e questo concetto apocalittico mi si è mostrato tale. E no, non nel senso catastrofistico (cioè: sì, anche in quello, ma non divaghiamo), quanto nel senso rivelatorio.
Partiamo da una considerazione: questi zombie, in realtà, non cercano affatto nutrimento nel voler mangiare gli esseri umani ancora in vita, perché altrimenti potrebbero mangiarsi l’un l’altro… e qui la storia inizia a farsi ancor più chiara e delineata. Sì, perché se da un lato non si ammazzano tra loro, ma vanno in giro in mandrie (forse era meglio definirli greggi, visto la pecorosità umana) e attaccano quelli diversi da loro, quelli che non la pensano come loro… quelli che pensano!
In pratica l’umanità è divisa in due fazioni: pensanti e non-pensanti… e indovina un po’ chi sono quelli in numero superiore?
Altro aspetto interessante: c’è una soluzione per fermare questa pandemia? Diciamo che sono a digiuno delle ultime stagioni e quindi non sono in grado di rispondere alla domanda in base alla visione che hanno avuto gli sceneggiatori, però, in generale, la risposta è: NO!
Quando vari gruppi di umani-pensanti (lo so, ci sarebbe da discutere per ore su questo argomento) si incontrano, si creano sempre e solo problemi, perché ognuno ha la propria verità e questo non fa altro che zombiezzare altri elementi dei vari gruppi con la loro morte. Una delle alternative che spesso si applica con successo, per periodi relativamente brevi, solitamente, è quella di isolarsi (oh, oh: mi è semblato di vedere un gatto… ehm… un’applicazione concleta dell’isolazionismo), che più che una scelta, è una necessità imposta.
Insomma, senza girarci troppo attorno, non c’è una cura allo zombiesmo, alla mancanza di umanità pensante e alla finale distruzione animale (mi riferisco all’anima, non alla ferinità) che c’è nelle persone, rendendole solo consumatori di pasti, esseri semi-viventi e del tutto scollegati dalla realtà.
E chi pensi che voglia una simile realtà? Nella fiction, che ribadisco non ho visto fino alla fine, immagino che sia qualcuno dall’alto.
E nella realtà? Mi verrebbe da dire: idem!

66 commenti su “The Walking Dead”

    1. io non conosco questa storia, anche perchè se sento parlare di zombie volto pagina di sicuro! e comunque da quelle riflessioni che tu fai…è vero che noi umani siamo esseri più o meno pensanti ( tu dici molti non pensanti) e forse hai ragione…ma mi sono detta negli ultimissimi tempi, stai lontana dalle notizie, evitale…forse sto meglio nell’ignoranza delle cose…buona giornata Alessandro!

        1. davvero..perchè ho penasato che se proprio proprio mi deve cadere un missile in testa…meglio che non lo sappia prima, così vivo serena fino all’ultimo…per dire….

        2. Sempre detto:” Beat* te che mangi, dormi e non capisci un ca**o!”
          Guarda che si vive meglio, eh! Siamo noi gli insofferenti, quelli che s’incazzano, che rimuginano…

              1. La metafora ovviamente è interessante. L’esposizione, almeno per me, un po’ ingarbugliata.
                Ho cercato una citazione che “ci azzeccava” ma non l’ho trovata, perciò te ne lascio alcune (controcorrente, senza offesa) che – lo confesso – ho trovato in uno di quei siti sugli aforismi.
                “È difficile individuare lo stupido. Uno stupido può prendere anche il premio Nobel.” (Umberto Eco)
                “Chi insegna a se stesso ha per maestro un cretino.” (Benjamin Franklin)
                “Se vuoi evitare di vedere un cretino devi prima rompere il tuo specchio.” (François Rabelais)
                “Uno sciocco che tace è la creatura più adorabile del mondo.” (Gesualdo Bufalino)
                “La nostra forza è pensare che i cretini siano sempre gli altri.” (Luciano De Crescenzo)
                Se troverò la frase che cercavo (che era un po’ più sottile), mi rifarò viva. A meno che tu non mi abbia già bannata! 😀

                1. Io credo che chi si affida sempre e solo alle parole altrui per esprimere il proprio pensiero, allora non ha pensiero proprio, ma qualcosa di indotto, inculcato… e poi mi taccio, perché si involgarirebbe l’eloquio.

                  Aggiungo inoltre che, se fosse vero quanto dice Frenklin, allora siamo tutti sciocchi, scemi e chi più ne ha, più ne metta, perché il primo uomo a imparare da un altro, ha avuto per maestro il primo maestro anche per se stesso! 😉

                  1. Ma no, dai, puoi criticarmi anche senza volgarità! (è evidente che – malgrado le mie intenzioni – ti sei offeso: mi spiace).
                    Mi sono affidata a parole altrui perché me le sono trovate sott’occhio mentre cercavo quella che ricordavo di aver letto.
                    A questo punto, immagino che anche cercare nei miei archivi di 40 anni di letture sarebbe fuori luogo.
                    Salut!

                    1. Offeso da cosa? Perché dici che ho scritto cose ingarbigliate? Sono mie esternazioni, deduzioni, tentativi di quadratura del cerchio: è evidente che c’è del lavoro da fare…

                      Non era mia intenzione essere offensivo sul fatto che ti sei espressa con tante citazioni, anche perché non la vedo come tua prassi.

                      Spero di aver puntualizzato meglio! 😉

                      1. Beh, se mi fai la ramanzina perché uso parole di altri e non mie, per me significa che ti sei un po’ offeso.
                        Il fatto di usare parole di altri può (potrebbe) anche essere interpretato come un gesto di umiltà.
                        Per il resto, in generale, provare a guardare le cose da angolazioni diverse può servire a tante cose. Più di chi ti dà ragione.

                        1. Allora preciso ulteriormente: purtroppo ho conosciuto persone che parlano per citazioni (e ribadisco che non è il tuo caso) e che appena ti discosti da essere sei giudicato eretico.
                          E sul discorso di umiltà, ci sta, ci mancherebbe.

                          Purtroppo, d’altro canto, ho anche imparato a mie spese che tanto di quello che ci è stato insegnato è solo parte di realtà e quindi le citazioni inizio a mal digerirle. 😉

                          1. Ahahaha, di solito l’eretica sono io (come in questo caso), ma vabbè.
                            Per quanto riguarda le citazioni, male feci a prenderle dagli aforismari. Ma tante mie ne ho, da libri letti veramente.
                            Lascio perdere, se me lo concedi, perché per me è davvero un brutto periodo (mi pare che tu abbia perso la parola “lutto”).

                            1. Ho appena scritto un commento ed è scomparso.
                              Pazienza, Ale, mo’ te lo dico paro paro: sono in lutto. Vero e proprio. Cià

                            2. Forse sarò più “cattiva” di te, ma credo che l’umanità si differenzi in 3: non-pensanti, fake-pensanti, liberi-pensanti. I non-pensanti si bevono tutto, non ragionano, prendono per buona qualsiasi cosa gli venga detta. I fake-pensanti ripetono quanto viene loro inculcato, di fatto non sono in grado di elaborare le informazioni, credono di avere un’opinione personale, ma sono una sorta di pappagalli dei media. E i liberi-pensanti sono quelli che invece uniscono i puntini e traggono un quadro complessivo, e da lì si fanno un’opinione personale. E forse la mancanza di umanità nasce dallo sterile moralismo dei primi due e dall’esasperazione dei terzi.. il problema è che se perdiamo l’umanità, non so poi cosa resti di noi..

                                1. E’ sottile infatti 🙂 i non-pensanti sono quelli che: gli dici A fanno A, poi gli dici B, fanno B e non ragionano sulla differenza. I fake-pensanti sono quelli che gli dici A, ma devi anche dirgli perché e loro fanno A perché ci credono. Poi gli dici B e devi dirgli di nuovo perché e loro fanno B. Devi illuderli di dargli una motivazione, perché devono poter argomentare le loro idee. I liberi pensanti invece sono quelli che ti mandano direttamente a quel paese, perché non fanno né A, né B. Non puoi dire loro cosa fare, loro fanno solo ciò che credono giusto, e se fanno A o B, lo fanno per considerazioni personali, non perché li hai convinti.

                                    1. Non saprei, perché se lo pensi significa che hai spirito critico e fai autoanalisi.. e quindi non puoi essere fake 😉 e comunque sei sulla buona strada per essere libero ^.^

                                    2. Che metafora grandiosa!
                                      La mancanza di umanità porterà alla sparizione del genere umano, se non ci arriveremo prima come nostra data di scadenza perché genere deperibile, o impegnandoci a fondo a farci fuori a vicenda

                                            1. Credo che solo il tempo potrà dirci chi prevarrà in modo definito tra pensanti e non pensanti. Io spero che a prevalere siano i pensanti, 🤞.

                                            2. Bella e azzeccatissima questa metafora purtroppo!!! Mi sono piaciute molto queste tue riflessioni alle quali rispondo che da due anni a questa parte compresi ultimi avvenimenti, mi sembra l’inizio dell’Apocalisse!!!

                                                1. ahahahahaha! porcavacca (mi scuso con gli indiani – questa cosa del politicamente corretto è la VERA censura :-O )
                                                  riprovo…

                                                  mitico pezzo!

                                                          1. ora ti vedoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo (non mi hai presa, gne gne gnegne 😛 )

                                                                    1. Ho visto la prima stagione proprio in periodo lock down e mi sono fermato a quella, anche se non l’ho trovata banale proprio per le letture dell’attualità che può dare. All’epoca mi sembrava di vederci soprattutto la pandemia, con la paura che avevamo di avvicinarci alle altre persone. Oggi la tua lettura, più articolata e ahimè attuale, me la fa ulteriormente rivalutare

                                                                    2. Pingback: Corollario alla riflessione di ieri – Parola di Scrib

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