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L’uomo che camminava

Racconto scritto a fine novembre del 2020 e rispolverato per l’occasione. No, non lo so quale sia l’occaisone, ma ce lo vedevo bene: non tutto deve seguire una logica, a volte vado ad istinto o meglio… a intuizione!


Immagine da pexels.com

L’uomo passeggiava avanti e indietro lungo il segno dei suoi piedi scalzi sulla sabbia, appena oltre il limite della battigia, dove le onde del mare non arrivavano a lambirne le orme. Il sole stava per inabissarsi e una lieve brezza soffiava e gli faceva svolazzare la camicia bianca e stropicciata che indossava aperta, con le maniche rimboccate, mostrando un fisico tonico, sulla cui pelle abbronzata cresceva della rada peluria nera con qualche filo bianco di tanto in tanto.
Lo sguardo dell’uomo fuggiva sovente verso l’orizzonte e la lunga barba che un tempo era stata completamente bruna, così come i capelli che gli ricadevano sudaticci sulle spalle, oscillavano morbidi, sfregando sul colletto.
Il faro sul promontorio roccioso accese il suo occhio e il fascio di luce prese a cantare il suo ritmico ritornello mentre l’uomo continuava a scavare un solco sempre più profondo nella sabbia, che aderiva morbida ai suoi piedi callosi.
La gente che passava lo guardava, mormorava qualcosa al suo indirizzo, o verso chi aveva accanto, e poi riprendeva il proprio incedere verso la destinazione che si era prefissa. Lui non li degnava di uno sguardo, limitandosi a fissare il confine sottile che divideva il cielo dal mare, ora era di una sfumatura d’oro rosso che accecava.
Avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro.
La luce era quasi del tutto svanita e solo un tenue crepuscolo irradiava da occidente, assieme ai primi puntini che iniziavano a costellare la volta celeste, che dal celeste cangiava al blu.
L’uomo non smetteva di andare avanti e indietro: una mezza dozzina di passi, si fermava, girava su se stesso e poi riprendeva la sua oscillazione lungo quel solco, che si stava facendo via via più profondo.
Anche le insegne della cittadina, i suoi rumori e la sua vita notturna si erano accesi assieme alle stelle, ma nessuna lambiva la spiaggia deserta dove l’uomo camminava senza fretta, ma senza sosta, in quei movimenti ripetuti, senza far altro che guardare al limitare del mondo che c’era oltre le acque.

La sera sopravanzò il tramonto e poi giunse anche la notte: i rumori si erano smorzati, così come l’incedere dell’uomo che camminava avanti e indietro lungo quel segmento di spiaggia che ormai era arato dai suoi passi.
La marea aveva iniziato a crescere da un po’ e ora le onde si erano avvicinate all’uomo che camminava avanti e indietro, avanti e indietro.
Anche la luna si era levata, occhio sbiadito che lo fissava dall’alto del firmamento.
A un certo punto, la spuma dell’acqua scivolò oltre la montagnola di sabbia che si era formata ai lati del solco: l’uomo smise di camminare e guardò in basso, dove il riflesso delle luci illuminava il salmastro del mare ai suoi piedi, ora umidi e cosparsi di granelli di che gli si erano appiccicati tra le dita e sulle piante.
Una coppia di fidanzati, che era passata di lì prima del tramonto, seguiva la scena e tra loro si scambiavano sguardi perplessi: lui le disse qualcosa e lei gli fece cenno di sì, così si avviarono in direzione dell’uomo che stava fermo, guardando verso il basso, con la brezza notturna che gli faceva danzare la camicia chiazzata di sudore e salsedine nell’aria frizzante di quella notte stellata.
Appena furono a distanza, il giovane salutò, ma l’uomo, senza nemmeno guardarlo, sollevò una mano, con l’indice levato, mentre nuove onde portavano altra acqua nel solco che aveva tracciato coi suoi passi. La ragazza tirò un paio di volte il braccio del fidanzato, ma questi rimase immobile, così come il gesto dell’uomo, ancora sospeso a pochi passi da lui, aveva indicato di fare.
Passarono istanti lenti un’eternità, scanditi dall’intermittenza roteante della luce del faro… finché l’uomo esalò un profondo sospiro, uscì dal solco e, con un mesto sorriso, andò verso la giovane coppia.

«Non sono così pazzo come potrei sembrare. Cioè, forse un po’ lo sono, come chiunque altro cammini sotto questo cielo, però non tanto da non capire che stavo facendo qualcosa di insolito.» l’uomo prese una lunga boccata d’aria e si lasciò cadere sulla sabbia «Quando avevo circa sette anni, ero qui in vacanza con mio padre. Un giorno lui mi perse di vista mentre eravamo in acqua a pochi metri da quello sperone.» indicò col mento il promontorio del faro «Un’onda più alta del solito ci separò e mentre io venivo ributtato a riva, lui fu scagliato contro la roccia; morì sul colpo e il suo corpo venne recuperato solo diverse ore dopo. Anche io ero mezzo annegato e i soccorritori mi sdraiarono qui, su questo tratto di spiaggia.» ora il suo sguardo si posò sul punto in cui aveva camminato fino a qualche momento prima «Da qualche tempo dopo, tutte le estati, torno qui. Lo faccio almeno un paio di volte ogni anno.» un sorriso stanco fece nuovamente capolino sulle labbra incorniciate dalla barba nera striata di bianco «A volte vedo il suo riflesso nell’acqua che si forma nella buca che scavo coi piedi. Era un gioco che facevo… che facevamo a quei tempi. Lui si metteva dietro di me, in silenzio, e quando l’acqua del mare riempiva il solco, io vedevo il suo riflesso, ma adesso capita sempre più raramente.» deglutì e si guardò le mani, screpolate e arse dal sole «Non ricordo quasi più il suo volto ed è solo qui che ritrovo le sue sembianze, anche se non lo vedo con i miei occhi. Ma questo mi basta.»
La ragazza aveva gli occhi lucidi e il suo fidanzato le cinse le spalle con un tenero abbraccio «E stasera…» c’era titubanza nella sua voce «L’ha visto?»
L’uomo scosse la testa «No, non l’ho visto. Però so che lui è felice perché sono venuto a cercarlo.» si rimise in piedi e strinse la mano ai due giovani «Ora torno a casa dalla mia famiglia: anche loro hanno bisogno di vedere me, come io ho bisogno di vedere loro.»

87 commenti su “L’uomo che camminava”

              1. Una sorta di “parto” difficile…
                Il tuo modo di scrivere mi piace, trovo che sia scorrevole e avvolgente nel descrivere la storia…

                              1. Mai giudicato nessuno che facesse cose fuori dall’ordinario, proprio perché non si sa il motivo per cui vengo fatte e solitamente è per sedare il dolore. Bello e molto coraggioso questo racconto.

                                1. So che sei sincera: nemmeno ti conosco, ma lo so che sei così. 🙂

                                  E sul coraggio… boh, non saprei: forse è che dopo aver passato la vita con la paura di quello che poteva essere il giudizio degli altri, mi sono rotto le palle di “giocare in difesa” 😉

                                  1. Sento che c’è una rivalsa e lo sfanculamento verso i giudiconi. Sincera? Sempre. Invece io ho sempre vissuto senza curarmi di ciò che pensasse la gente…tanto sarò sempre quella sbagliata…si sta comodi nel lato oscuro.😉

                                    1. No, no: nessuna rivalsa. Solo amor proprio, che non è esattamente la stessa cosa di EGO o di orgoglio! 😉

                                      E sì, per comprendere e apprezzare i colori che la luce fa vedere, bisogna per forza passare per l’oscurità! 🙂

                                                1. Bellissimo ❤ questa volta nella chiusura mi sono davvero commossa!!! Bravissimo, questa volta un racconto con una conclusione completamente diversa dalle altre e vi ho visto anche una bella moralità: abbiamo sempre bisogno di qualcuno❣❣❣

                                                  1. Grazie mille, Giusy! 🤗
                                                    Sì, la conclusione volevo fosse tenera, malinconica, ma anche che infondesse un po’ di speranza anche nella tristezza.
                                                    Sul fatto di aver bisogno di qualcuno, invece, penso sia più corretto dire di saper apprezzare la compagnia di quel qualcuno: stare insieme per bisogno lo trovo un po’ svilente in un rapporto.

                                                          1. Keep Calm & Drink Coffee

                                                            Ma figurati!!
                                                            Quando una cosa è giusta, è giusta, non si tratta di pignoleria!

                                                          2. Caspita, ma è favoloso questo racconto! È emozionante, commovente e arriva dritto al cuore. Ti faccio tantissimi complimenti Ale, bravissimo, 👏👏👏👏👏👏👏👏!

                                                              1. Quello che hai scritto è molto più che scribacchiare: racconti così belli e che danno così tanta emozione sono dei piccoli capolavori, ☺️.

                                                                  1. Mi piace la tua definizione: rende decisamente l’idea.
                                                                    In fondo, però, quando ci specchiamo, tendiamo a vedere l’immagine che vorremmo che fosse, più di ciò che è realmente… 🙂

                                                                    1. Un racconto triste, ma anche che ci fa capire l’importanza di alcuni aspetti della nostra vita. Bisogna lasciarsi il passato alla spalle, anche se non è sempre semplice, e soffermarsi sul nostro presente.

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