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La parola misteriosa (7)

7. Farmaco (Austin Dove)

immagine da pexels.com

Il ragazzo che mi ha fornito ne avrebbe bisogno di uno contro la bastardite acuta perché questa parola è rognosa come poche e non si lascia nemmeno manipolare facilmente (a parte quando si trova nel chiuso di un laboratorio di ricerca: allora lì sì che si fa fare di tutto!) e quindi trovare appigli extra non mi è facile, ma ci proverò.
Farmaco è una parola legata alla medicina e, infatti, inizialmente indicava un medicamento, qualcosa che porta al superamento di una situazione di malattia o infortunio.
La parola, poi, ha subito delle parcellizzazioni (anche nel senso che si devono pagare profumate – pecunia non olet, dicevano – parcelle per ottenerli) e ora è un riferimento generico a una vasta gamma di prodotti, perché, sì, da sostanza atta alla cura, si è trasformato in bene di consumo (e anche abuso, non nascondiamocelo).
Per la cronaca possiamo elencare alcune delle numerose forme in cui il farmaco esiste in Natura (in una qualsiasi farmacia*):
– Pastiglia o pillola (o pasticca, in alcuni casi): basta un poco di zucchero e va giù. Tanti la assumono con l’acqua, erroneamente
– Sciroppo: il più famoso è quello della tosse, nel senso che se ti va di traverso, muori per un accesso di quello stesso sintomo
– Soluzioni orali: da sciogliere in un liquido (solitamente si predilige l’acqua, ma c’è molta fantasia nel mondo) e poi bevuto; il risultato è che fa schifo e tu ti senti meglio solo per non dover ripetere l’assunzione
– Iniezione: beh, quella è roba forte e non è per il fai-da-te, di solito
– Supposta: quella che non vorresti mai dover affrontare, visto che sembra un proiettile che ti sparano direttamente in… ecco, laggiù, in fondo, sul retro… nel retro
– Crema, gel, unguento: sono da spalmare direttamente sulla porzione di pelle in corrispondenza del punto da trattare, ma qualcuno le spalma anche sulle fette biscottate e ci fa colazione e quando se ne accorge è troppo tardi
– Psicofarmaci: no, non sono quelli che dovrei prendere io, se è quello che pensi…

Dopo questa entusiasmante carrellata di minc… ehm… di approfondimenti, faccio notare una cosa: per qualsiasi villeggiante Farmacia, nei luoghi turistici, ha anche la traduzione tedesca Apotheke che, a sua volta tradotta nel dialetto locale (il mio, cioè quello che conta) e letta pari pari com’è scritta, significa letteralmente “Anche tu qui”, senza punto di domanda, ma come affermazione.
In pratica la Farmacia è in realtà un vero e proprio punto di aggregazione e, col passare degli anni, si possono ritrovare amici persi di vista (sempre che non siano trapassati nel frattempo) e persone con cui discorrere amabilmente dei propri malanni fisici e non solo.

Un’ultima cosetta, poi la smetto (prima che tu mi faccia causa per averti indotto un’orchite) e ti dico che la Farmacia dei Sani è il nome di un ristorantino di un certo prestigio e quindi questo la dice lunga di come dovrebbero funzionare le cose: forse anche perché uno dei sistemi migliori per stare in salute è mangiar bene?
Ai posteri (no, non ha nulla a che vedere con le supposte) l’ardua sentenza.
… e da qui il giusto collegamento musicale!

Lando Fiorini – La Società dei Magnaccioni

Da Giuseppe Grifeo
E qui andiamo al vocabolo siciliano “putìa” anch’esso derivato dalla stessa radice Apotheca. In sicilia è negozietto e può esserlo di tutto, dalla tradizionale rivendita di vino sfuso, al piccolo alimentari o cose per la casa (pentole, oggetti vari funzionali, detersivi ecc), rimedi medicamentosi. La piccola rivendita di vino, del tutto simile a un’osteria, aveva una sua particolarità: si acquistava, ma si poteva anche consumare ai due-tre tavoli massimo a disposizione. Essere “casa e putìa” stava per essere “casa e negozio” (NON casa e chiesa, non almeno in Sicilia), valutazione di una persona che la identificava (e la identifica) come di vedute strette.
Oggi prevale la visione piuttosto negativa, con putìa che caratterizza il negozio-punto di ritrovo piuttosto scarso, non sempre ottimamente frequentato, magari però luogo dove forse è possibile trovare piatti e gusti tradizionali dimenticati

56 commenti su “La parola misteriosa (7)”

      1. Qua mi sa che gli antenati sono greci, da aphoteka. Dato che la poteca o puteca in genere è la salumeria si tratta di magna Grecia.

        1. Sì, quando c’è da magnare, se magna sempre! 😉

          (mi ha fatto presente Elena ‘sta cosa: non ho fatto il classico e, alla luce dei fatti, un po’ me ne dispiaccio, anche se forse non sarei stato così portato)

                    1. E qui andiamo al vocabolo siciliano “putìa” anch’esso derivato dalla stessa radice Apotheca. In sicilia è negozietto e può esserlo di tutto, dalla tradizionale rivendita di vino sfuso, al piccolo alimentari o cose per la casa (pentole, oggetti vari funzionali, detersivi ecc), rimedi medicamentosi. La piccola rivendita di vino, del tutto simile a un’osteria, aveva una sua particolarità: si acquistava, ma si poteva anche consumare ai due-tre tavoli massimo a disposizione. Essere “casa e putìa” stava per essere “casa e negozio” (NON casa e chiesa, non almeno in Sicilia), valutazione di una persona che la identificava (e la identifica) come di vedute strette.
                      Oggi prevale la visione piuttosto negativa, con putìa che caratterizza il negozio-punto di ritrovo piuttosto scarso, non sempre ottimamente frequentato, magari però luogo dove forse è possibile trovare piatti e gusti tradizionali dimenticati

                      1. Aggingo la tua spiegazione all’argicolo, visto che mi sembra un ottimo supporto.

                        Detto ciò, ci sono parecchie parole che, col passare del tempo, pur mantenendo lo stesso significato di base, assumono una connotazione differente, spesso negativa o degradante, come in questo caso… ed è un peccato

                        1. Credo prenda forma dal consolidarsi della società del benessere, un cammino iniziato dagli anni 50. Quel che prima era la norma, la piccola locanda, il locale ristretto, iniziò a essere relegato alla portata dei miserrimi o quasi, fuori “evoluzione”

                            1. Però questa non è una moda, è un cambiamento sociale iniziato 70 anni fa. Da qualche anno va di moda (questa sì) la tradizione, la riscoperta di antichi sapori, della genuinità e spero che rimanga per sempre, che non sia moda. Ma non è nelle putìe. Si è trasferito in imitazioni sciccose, gourmet, finte povere con costi (per il consumatore) che si sono centuplicati. La putìa l’abbiamo persa praticamente ovunque. Forse è rimasta in qualche microscopico centro interno alla Sicilia, lontano dalle coste che devono offrire il finto povero genuino, i cooking show, lezioni di un’ora in cucina per farti sembrare coinvolto (poi in mente rimane poco), un escamotage come i giochi nei villaggi turistici

                            2. Che la farmacia sia un luogo di ritrovo mi sembra una cosa abbastanza triste, anche se di questi tempi non fatico a crederci.. e meglio che non dico altro 😛 Che poi il cibo sia la componente essenziale per la nostra salute, quello lo dicevano pure gli antichi. Solo che non intendevano solo il cibo in senso alimentare.. ma in tutti 😉

                              1. Beh, fino a pochi mesi fa, la farmacia più che luogo di aggregazione era luogo di assembramento! 🙈😅

                                Sul fatto che il cibo sia fondamentale per il benessere, è davvero “storia vecchia” ed è un bel po’ di anni anche che qualcuno ha messo in giro la voce (vera) che “non di solo pane vive l’uomo” 😉

                                          1. A te… 🤔 No, non penso che penserò a te 😛 penserò di sicuro di averlo letto da qualche parte, ma non è detto che mi ricordi dove; soprattutto se passerà diverso tempo.

                                        1. Farmaco? Non conosco questa parola, 🤔. Va beh, scherzi a parte non sono proprio una che per il minimo dolorino ricorre subito ai farmaci. Se passa da solo bene, altrimenti… e qui, per fare un esempio, quando arriva quel “periodo del mese” ed è un mese piuttosto “doloroso” aspetto fino a che ormai mi sto “spaccando in due” per prendere qualcosa.

                                          1. Argomento che non conosco quello che mi citi, però anch’io se ho qualcosa (di non traumatico, intendo) aspetto sempre: per i mal di testa, non credo di prendere più di un paio di oki all’anno, giusto per darti un’indicazione. E comunque, 7-8 all’anno mal di testa capitano.

                                              1. In farmacia per il momento mi ci recò poco ma d’ora in poi ogni qualvolta che ci entrerò sarà inevitabile pensarti!!! Sei fantastico 👏👏👏 Buonanotte e buon week 😊

                                                1. Ma insomma, tante chiacchiere sulle farmacie ma poi che ne è della fantastica Drogheria (il luogo dove potevi acquistare le droghe, appunto, prima ancora che inventassero quelle cagate chimiche che oggi chiamano farmaci)?
                                                  Non pensavo che mi saresti cascato proprio su questo argomento… 😁

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